immagine-refIl vero cambio di marcia per il Paese sarebbe una seria riforma della Giustizia Penale ma soprattutto Civile.
Lo sostiene anche l’Economist, motivando così le sue posizioni per il NO “la riforma della Costituzione, così com’è serve a poco, sarebbe molto più utile la riforma della Giustizia”.
Sul tema interviene anche il Ministro Orlando, che invece sostiene con vigore le ragioni del SI
Dice il Ministro:
«Una motivazione inaccettabile per due ragioni. Primo, la riforma del settore è già cominciata attraverso una migliore organizzazione. Lo dicono i numeri. Le cause civili nel 2014 erano 5,6 milioni, oggi sono 3,8. E’ partito il processo telematico. Il tribunale delle imprese è avviato e serve agli investimenti dall’estero. Dopo 25 anni è stato fatto il bando per l’assunzione di nuovi cancellieri. Poi ci sono le leggi anticorruzione, sugli ecoreati e sul caporalato. In tre anni abbiamo recuperato 49 posizioni nella classifica dooing business per il settore giustizia. E inaccettabile anche per un’altra ragione: invita a votare No per il rischio che alle prossime elezioni vinca il M5S, prefigurando come alternativa migliore un governo tecnico, cioè l’idea che l’Italia non possa essere una democrazia normale».
Tuttavia, la riforma della Giustizia vera e propria, nonostante gli sforzi del Governo, aspetta ancora il SI del Parlamento, in stallo da mesi.
Il risultato del referendum del prossimo 4 dicembre, non dovrebbe influenzare, almeno direttamente, la riforma della Giustizia, ma per ovvie ragioni una disfatta del governo Renzi avrebbe conseguenze letali anche su questo tema. Continua il Ministro:
«Secondo lei, o secondo l’Economist, un’eventuale vittoria del No farebbe aumentare le possibilità di approvazione di quelle riforme? Semmai rischia di trascinare nel nulla anche le riforme in corso d’opera».
La vittoria del SI, in poche parole, darebbe la spinta necessaria per proseguire oltre che con l’aggiornamento della Carta Costituzionale, anche alle altre Leggi per il momento in attesa di approvazione da parte delle Camere.
Il 4 Dicembre la parola all’elettorato.

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